La fabbrica di startup: dal Politecnico di Milano nate 3.500 nuove imprese

Fonte: corriereinnovazione.corriere.it

Da Orange Fiber a Jusp, da Zehus a Fluxedo, un giro d’affari da due miliardi di euro che ha dato lavoro a più di 5000 addetti



Gli studenti universitari italiani fanno impresa? Sulla tendenza non esistono dati nazionali. Eppure a colpo d’occhio i ragazzi che escono dagli atenei che in quest’epoca di estrema flessibilità difficilmente possono ambire al «posto fisso» sembrano lanciarsi, più di prima, nel mercato imprenditoriale. Al Politecnico di Milano hanno fatto i conti e censito quanti studenti e laureati del proprio ateneo hanno deciso di fare gli imprenditori. Dalla ricerca condotta da Massimo Colombo, Evila Piva e Cristina Rossi Lamastra è emerso che tra i circa 43mila laureati tra il 2000 e il 2009, quasi tremila hanno fondato almeno un’impresa. Grazie al loro impegno sono nate circa 3.500 nuove imprese con un giro d’affari, a fine 2013, di quasi 2 miliardi di euro. L’impegno imprenditoriale ha generato occupazione per più di 5mila addetti.

Da Orange Fiber a Jusp

Tra le imprese nate tra le mura del Politecnico di Milano, la pluripremiata Orange Fiber, che dagli scarti dell’industria agrumicola produce un tessuto ecosostenibile. Sempre qui è sorta Zehus, la startup che ha creato Bike + all in one, motore ibrido per bici che trae elettricità dal movimento delle gambe. Figlia del Polimi anche Fluxedo, la startup che monitora i big data sui social network e li fornisce ad aziende e organizzatori di eventi. È un’ex alumna dell’ateneo anche la fondatrice di spoon.city, piattaforma web che mette in contatto architetti freelance con studi esteri. Nell’incubatore dell’ateneo, pure i primi passi di Jusp, la startup che promette di cambiare il modo di fare shopping con il suo pos portatile.

L’identikit dell’imprenditore Polimi

Chi è lo studente del Politecnico di Milano che diventa imprenditore? Uomo e con una laurea del vecchio ordinamento. La specializzazione del curriculum su un numero limitato di settori scientifico-disciplinari favorisce l’imprenditorialità, ma solo per i laureati con un voto di laurea superiore a 100. Inoltre, i laureati che hanno seguito almeno un corso di economia e management hanno probabilità superiori di diventare imprenditori. Inferiore il numero, invece, di chi sceglie questa strada tra i laureati in ingegneria industriale e informatica.

Come, cosa e dove

Il 75% delle start-up risultavano attive a fine 2013, nel 70% dei casi rimanendo indipendenti. Più di cento, tra le indipendenti, avevano un fatturato superiore a due milioni di euro. Un impegno in più settori, ben 71 secondo la ricerca del Politecnico di Milano, con percentuali più importanti nel ramo immobiliare – per il 14,6% – e in quello della costruzione di edifici, per il 13,9%. La fetta più grossa del fatturato – pari al 43,6% – viene però generata dalle imprese che operano nel settore di elettricità, gas, vapore e aria condizionata. La netta maggioranza delle start-up messe in piedi da ex studenti del Politecnico di Milano, il 78%, si trova in Lombardia con una concentrazione maggiore nella provincia di Milano. Ma la distribuzione è capillare su tutto il territorio nazionale, con un significativo addensamento nelle province di Roma, Lecce e Catania.

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