Le undici ex startup italiane che possono diventare miliardarie

Fonte: corriereinnovazione.corriere.it

Musica, video, concessionari d’auto virtuali e tanto altro. Una selezione di giovani imprenditori faccia a faccia con gli investitori internazionali. A ScaleIt a caccia dell’azienda che può diventare grande


Superano tutti i 3 milioni (ma raggiungono anche i 12) gli investimenti cercati dalle scaleup italiane. Segno che anche nel Belpaese ci sono imprese innovative pronte a scalare i mercati internazionali. Tutte realtà profittevoli che hanno già raccolto dei round di finanziamento e che ora sono pronte a sfondare. Sono le 11 scaleup invitate a incontrare decine di investitori italiani e internazionali a ScaleIT, evento organizzato da ScaleIT capital. Le 11 realtà sono state scelte tra 450 candidate: tra di loro potrebbe esserci un «unicorno» azienda potenzialmente miliardaria. Ed è proprio l’internazionalizzazione il primo obiettivo delle realtà partecipanti. Requisito fondamentale per «diventare grandi» e destare interesse agli occhi degli stessi investitori internazionali.

Di casi virtuosi, che ce l’hanno fatta, che partiti da qui hanno sfondato anche oltreconfine diventando aziende milionarie ce ne sono. Ma pochi. È il caso della Jobrapido di Vito Lomele e di Fabio Cannavale con la sua Volagratis. Che a ScaleIT erano presenti per portare il loro esempio. E per dispensare consigli basati sulla propria storia personale: «Avere un team internazionale è fondamentale – ha commentato Cannavale – ma anche mantenere una cultura di base dominante, nel nostro caso quella italiana. Un po’ come hanno fatto grandi multinazionali come Luxottica». E focalizzarsi all’inizio su un solo settore o servizio, verticale, per arrivare a essere i primi, i migliori, in quel mercato. Altro consiglio degli esperti, portato avanti dallo stesso organizzatore Lorenzo Franchini, fondatore di ScaleIT Capital, quello di spostare la sede aziendale all’estero. Lo sa bene Cannavale, che ha basato in Svizzera la sua Volagratis. Ma che nonostante sia sempre stato scettico sulle potenzialità dell’Italia, nutre speranze per il futuro delle imprese innovative nel nostro Paese: «Nel 2006 l’Italia era uno dei posti peggiori dove fare impresa, la Svizzera il migliore. Oggi, con il Jobs Act, finalmente il mercato del lavoro è più fluido, svecchiato e più competitivo rispetto ai modelli internazionali». Ma cosa manca ancora al mercato italiano? «Mancano i soldi – aggiunge Lomele – investimenti cospicui in grado di finanziare il know how delle imprese nascenti». Anche se, se l’idea d’impresa è buona e scalabile, in fase scaleup i soldi si possono trovare altrove: «Se hai un’azienda pronta per un round ma che non sa cercarselo a Londra vuol dire che non farai successo – conclude Cannavale – gli investimenti non devono per forza essere locali». Proprio quello che si propongono i partecipanti a ScaleIT. Chissà se gli imprenditori decideranno di investire. Tra le startup tanto e-commerce e molte realtà operanti nei settori digital media, advertising e entertainment. E incredibilmente, forse per staccare un po’ dal ricorrente tema di Expo, ormai in chiusura, nessuna azienda del Food.