Spacelab, cerca startup per l’elettronica di consumo

Fonte: www.wired.it


Attivo in Germania, l’acceleratore Spacelab guarda a tutte le startup europee del settore e propone programmi di accelerazione di 20 settimane. Incubatori e acceleratori si profilano sempre di più

Spacelab

Spacelab sposta verso l’alto l’asticella dello “startup evangelism”, proponendo un modello specifico di selezione delle startup, in questo caso scegliendo solo quelle che propongo prodotti o servizispendibili sul mercato consumer dell’elettronica, prerequisito che diventa essenziale per entrare nel programma di accelerazione della durata di quasi 5 mesi, durante i quali gli startupper verranno affiancati dal management del gruppo Media-Saturn, catena tedesca a cui fanno capo colossi del retail quali Media World e Saturn.

L’acceleratore ha base a Monaco di Baviera quindi in una terra, quella tedesca, che si distingue sia per la cultura innovativa sia per la capacità di fare sistema, ed è proprio questa la notizia di rilievo.

Acceleratori e incubatori che si profilano sempre di più sono importanti; ci si aspetta infatti che, dichiarando il chiaro intento di selezionare quei progetti imprenditoriali che possono garantire dei ritorni economici, vengano selezionate le startup migliori e che queste vengano individuate applicando parametri reali e misurabili che scorrono sul binario che porta dalla qualità del team fino alla bontà del prodotto, passando per una profonda conoscenza del mercato in cui le startup si collocano.

Spacelab, da questo punto di vista, dovrebbe fare scuola anche in Italia, dove c’è una più che discreta concentrazione di incubatori ma fin troppo generalisti. Nel contesto specifico dell’acceleratore tedesco, invece, si tende a fare sistema inserendo delle startup in un “circuito chiuso” che dispone di risorse uomo per dare corpo alle idee, di visibilità e attendibilità tali da essere punto di incontro per gli investitori e, non da ultimo, di una catena di distribuzione già attiva e rodata.

Così però è fin troppo facile, dirà qualcuno. Può darsi, ma l’opposto affidato ad incubatori e acceleratori che pescano un po’ qua e un po’ là tra prodotti, servizi e applicazioni che si limitano a rendere digitali dei flussi analogici, crea una dispersione che non giova a nessuno. La tendenza che proviene dal Nord Europa (ereditata da Usa e Israele) è quella di selezionare poche startup e renderle tutte operative piuttosto che selezionarne quantità maggiori e registrare alti tassi di moria.

Per partecipare al primo programma, chiamato Batch, c’è tempo fino a metà ottobre. I prerequisiti per iscriversi alle selezioni sono un’idea suggestiva e un piano di business realizzabile. In questo caso l’aggettivo “realizzabile” è di primaria importanza. Alle nostre latitudini il punto di forza di un business plan è quello in cui, con buona regolarità, il promotore del progetto garantisce guadagni miliardari in tempi brevi.