L’intelligenza artificiale che scova le frodi online (e ha ottenuto 100mila euro)

Fonte: http://smartmoney.startupitalia.eu/

L’intelligenza artificiale può aiutare a stanare le cellule tumorali, ma anche a scovare il truffatore che ha intenzione di realizzare una frode online. È un bel salto mentale, ma il segreto – in entrambi i casi – sta tutto nella premonizione dei comportamenti, delle reazioni. È questo il ragionamento che hanno fatto i soci fondatori di Unfraud, la startup fondata da tre ragazzi di Ariano Irpino che abbatte il rischio di frodi online e ha appena convinto Tim Ventures ad investirci 100mila euro. Lo scorso anno si è classificata fra i finalisti del CheBanca! GrandPrix.

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Andrea Puzo, Vincenzo Paduano e Armando Monaco, un economista e due ingegneri, erano partiti dallo stesso paese ma dopo le diverse esperienze di studio vivevano in Germania, a Roma e Napoli. Come tutti i fuorisede, ogni tanto quando tornavano a casa si rincontravano per un caffè. Ma alle solite chiacchiere tra amici, aggiungevano qualcosa in più, riflettevano su come utilizzare le loro esperienze diverse e la tecnologia in maniera innovativa. Così è nato Unfraud, un software che permette di prevenire le frodi nell’e-commerce attraverso l’intelligenza artificiale che riesce a capire se la controparte di una transazione online è un truffatore oppure no.

L’intelligenza artificiale scova le frodi

Vincenzo Paduano ha spiegato a SmartMoney che col suo lavoro al Cnr si occupava di informatica, utilizzando l’intelligenza artificiale per distinguere cellule sane da cellule cancerose. Il sistema fondamentalmente imparava dagli esempi che gli venivano forniti e poi li usava per dare dei responsi, un processo molto simile a quello utilizzato dagli essere umani nella maggior parte dei loro comportamenti.  “In molti utilizzano l’intelligenza artificiale senza rendersene conto, un esempio può essere il t9 che sui cellulari anticipa le parole che stiamo per scrivere”, spiega Vincenzo aggiungendo che nel sistema di Unfraud  “noi forniamo degli esempi e da questi l’algoritmo riesce a estrapolare i pattern di comportamento che portano a fare una scelta piuttosto di un’altra e a capire se chi sta comprando un prodotto o un servizio online è un truffatore oppure no”.

Quello che differenzia Unfraud da i suoi competitor (specialmente americani e israeliani) è l’utilizzo di molti più parametri di controllo. “Alcuni sistemi basano la loro attività di screening su due/tre parametri a scelta tra l’indirizzo Ip e mail dell’acquirente, l’oggetto comprato, l’identità di chi ha fatto l’acquisto, se è la prima volta che compra, l’indirizzo di spedizione o di fatturazione… ad esempio una cosa che può generare allarme può essere una lontananza importante tra l’indirizzo di fatturazione e quello di spedizione, anche se non ci assicura niente”. Unfraud invece richiede al proprio cliente dati possibili, compresi quelli tecnici e strettamente comportamentali (tipo quanto tempo è stato sul sito e come si è mosso). “Con più dati il nostro algoritmo funziona meglio, li mette in correlazione e riesce a dare più informazioni possibili, per esempio incrocia l’indirizzo di fatturazione con la lingua della tastiera o l’orario in cui è stata fatta la transazione per capire se è lecita oppure no” spiega Vincenzo.

L’incontro con Tim Ventures

Il sistema di Unfraud non si rivolge direttamente al consumatore finale, ma offre il suo servizio al negoziante che vende su Internet. “Ci rivolgiamo al merchant online, in generale a qualsiasi business online che comporti una transazione da pagare in moneta elettronica. Non ci rivolgiamo direttamente al consumatore finale, ma proteggendo il merchant, indirettamente proteggiamo anche lui”, spiega Andrea Puzo.

Il rapporto con Tim Ventures è nato dal percorso di accelerazione che Unfraud ha svolto al Working Capital di Roma “un cammino durato otto mesi e che ci ha resi molto felici” – continua Andrea – “naturalmente durante questo periodo ci siamo conosciuti a vicenda, così gli investitori hanno potuto vedere i passi in avanti che abbiamo fatto con il prodotto e verificare l’affidabilità del team”.

Gli obiettivi fuori dall’Italia

Questi centomila euro serviranno soprattutto a finire di sviluppare tutte le funzionalità del prodotto e permettergli così di sfidare anche i concorrenti più forti presenti sul mercato. Soprattutto in questa prima fase i soci di Unfraud si concentreranno sulla commercializzazione in Italia, ma tra i loro obiettivi ci sono anche gli Emirati Arabi e la Turchia. “Scegliamo i mercati che stanno crescendo di più a livello di e-commerce ma anche di frodi. Ci interessano quelli meno sicuri ma anche quelli in cui il business online cresce di più, come il Sud-Est asiatico, l’Indonesia, Hong Kong, il Brasile ma anche i più vicini Uk, Spagna e Polonia”, conclude Andrea.

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